

TATTOO MANIA
IO E LA MIA TELA PREFERITA
E’ come avere sempre sotto gli occhi la pagina preferita di un libro… e non di uno qualunque. E’ un’ostentazione… a volte cela un segreto “criptato” sotto gli occhi di tutti. E’ un promemoria scritto tra le righe… o quel dettaglio che Madre Natura aveva dimenticato di darci perché fossimo perfetti.
Che oggi rappresenti un desiderio di espressione o di omologazione è difficile a dirsi, ma il bisogno di tatuare la propria pelle non è mai stato così diffuso. Come si dice… “ce l’hanno tutti”. Giusto? Dalla ragazzina di 14 anni che va a scuola al signore distinto di una certa età a cui si è “arrampicato” un po’ troppo il polsino della camicia. Sarà passione o solo moda? Poco importa, ma una cosa è certa: è Arte. Così tanto da avere una sua storia con tutti i sacri canoni, dalle origini, alle scuole, alle tendenze.
Quando parlo di origini intendo che è stata trovata una mummia eurasiatica del 3300 a.C. che riportava segni di simboli sul corpo, che questa pratica non esulava dalle abitudini degli antichi Egizi e del glorioso impero di Roma, che spesso nelle varie culture antiche e indigene i tatuaggi indicavano un passaggio cruciale nella vita dell’individuo oppure rimarcavano l’appartenenza alle famiglie, e non è finita qui.

Questo stile è tornato alla ribalta negli negli anni ’70, con skinheads, punk e MODS anche se con una rivisitazione dei temi originali diventando anche il preferito dai bikers, aggiungendo cuori, rose, ciliegie, aquile, dadi, motori e pistoni. Oggetti reali, riportati sulla pelle tramite bordi neri molto spessi e uno scarso utilizzo di sfumature.
Ogni cultura in cui era diffusa la pratica del tatuaggio aveva, oltre ai suoi significati, i suoi strumenti. Il buon Jerry imparò l’arte in Alaska, realizzando i suoi primi disegni rigorosamente a mano, in Polinesia era diffuso il metodo samoano, dolorosissimo, poi esiste quello giapponese e quello thailandese. Oggi la tecnica di tatuaggio più diffusa è quella americana che utilizza la classica macchinetta elettrica. Come si dice… paese che vai, usanza che trovi! Ma l’incredibile è proprio vedere cosa questi artisti, seppur con strumenti diversi, riescono a creare.
Nel tempo sono evoluti i gusti, si sono affinate le tecniche permettendo risultati sempre più sorprendenti, certi evergreen pressochè immortali sono rimasti sulla cresta dell’onda come i tribali e gli orientali. Nel frattempo sono comparsi i biomeccanici, i ritratti (emblema dei “tatuaggi realistici”), quelli più decorativi come i motivi floreali, si è diffuso il lettering, i blackwork tattoo (estremi in grado di dipingere di nero ampie aree del nostro corpo oppure minimalisti e geometrici), i tatuaggi fluorescenti UV, i trash polka con la loro nota amara esaltata dal rosso, gli ornamentali studiati apposta per abbellire il corpo in cui si trovano… e i tatuaggi quelli piccoli piccoli, semplici semplici, disegnati in un punto strategico. E’ veramente un mondo intero, grande, infinito e complesso, che va affidato alle mani esperte di chi è in grado di riportare sulla pelle un sogno decifrato, un’idea.
E’ come se vi avessero dato un nuovo alfabeto, e voi aveste in mano la penna. E’ come se il vostro corpo fosse una nuova tela, per scrivere una nuova vita, e poco importa se essa corrisponde alla realtà o meno. Lì avete carta bianca… lì, Dio, siete voi.
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